In mongolfiera sulla Cappadocia

In mongolfiera sulla Cappadocia

Un labirinto di torri, crepacci, canyon, pinnacoli e castelli rupestri: è un paesaggio fiabesco quello che si presenta ai miei occhi quando sorvolo in mongolfiera la Cappadocia, quella magica regione con al centro le città di Nevsehir, Avanos e Urgup. Non sono forse degni di un libro di favole gli enormi funghi di pietra che, guarda caso, qui tutti chiamano “camini delle fate”? Non si tratta però di un incantesimo: il corrugamento della superficie terrestre nel bel mezzo di un altopiano a 1.000 metri d’altitudine, nell’Anatolia centrale, è il risultato della paziente opera (durata qualche milione di anni) di Madre Natura, complici due vulcani assopiti da tempo.

In mongolfiera sulla Cappadocia

In mongofiera sulla Cappadocia

Le peculiarità geologiche del sito hanno fatto sì che i suoi paesaggi siano spesso descritti come “lunari”. La formazione geologica tipica, un tufo calcareo, ha subito l’erosione per milioni di anni, acquisendo forme insolite ed è abbastanza tenero da consentire all’uomo di costruire le sue abitazioni ricavandole dalla roccia, dando vita a insediamenti rupestri, piuttosto che a edifici innalzati da terra. In questo modo, i suoi paesaggi lunari sono pieni di cavità e grotte, sia naturali che artificiali, molte delle quali continuano ad essere frequentate e abitate ancora oggi.

In mongolfiera sulla Cappadocia

Dapprima rifugio di anacoreti ed eremiti cristiani, poi di intere popolazioni che scavarono le loro abitazioni nel tufo, la zona si è trasformata in epoca bizantina in uno straordinario universo rupestre. La più popolata era la valle di Goreme, dove sono state censite 365 chiese, una sorta di grande museo all’aperto, perché conserva un complesso monastico di chiese e cappelle rupestri risalenti al X e XIII secolo, ossia in pieno periodo bizantino e selgiuchide, con begli affreschi conservati all’interno.

Cappadocia

Ma non solo… Per sfuggire alle persecuzioni e ai saccheggi gli abitanti scavarono sottoterra intere città, dotate di pozzi di aerazione e articolate in zone dormitorio, refettori, depositi di grano, magazzini, stalle, cucine comuni e luoghi di incontro. Per chi non soffre di claustrofobia, Kaymakli, Mazi, Derinkuyu e Ozkonak sono un buon motivo per una visita.

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